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anacondina
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LeoneRatto
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MessaggioOggetto: Re: CURIOSITA'   Mar Apr 15, 2008 11:16 am

Pulcini intraprendenti


La formula per crescere più sani e forti? L'hanno trovata dei pulcini di molotro, uccello parassita che invade i nidi altrui, ma che, invece di cacciare gli occupanti, sceglie una proficua convivenza.




Un nido di febe con un ospite poco desiderato: quello con la bocca spalancata sulla destra è infatti un pulcino di molotro. La convivenza nel nido altrui gli permetterà di crescere più forte degli altri pulcini legittimi.
Foto: © Màrk E. Hauber

L'unione fa la forza, anche se si è diversi, pelle e ossa, spelacchiati e appena nati. E i pulcini di molotro testabruna (Molothrus ater), uccello parassita che vive nelle pianure americane occidentali e utilizza i nidi di altri volatili per la propria cova, lo hanno capito bene. È il risultato di una nuova ricerca fatta da un gruppo di zoologi inglesi, americani e neozelandesi sul comportamento parassitario di questi passeriformi.
Meglio accompagnati che soli e… “I piccoli di molotro crescono più in fretta quando nel nido in cui nascono, oltre ai genitori ospite, ci sono anche i pulcini legittimi - spiega Rebecca M. Kilner, membro del gruppo di scienziati - Di solito i pulcini degli uccelli parassiti uccidono la covata ospite per assicurarsi di non avere rivali nella richiesta di cibo. In questo caso non lo fanno, ma condividono il nido con i fratellini acquisiti”.
Sono stati studiati 20 nidi di febe orientale (Sayornis phoebe) una delle cento e più specie che il molotro usa come ospite. In genere gli uccelli professionisti nel "parassitismo di cova" depongono il proprio uovo tra quelli di un'altra specie: al momento della schiusa, il pulcino si adopera per buttare fuori dal nido le uova, o uccidere i piccoli, e prende possesso della nuova casa, sfruttando i genitori adottivi che non si accorgono dell'inganno.
Meglio in coro che solisti. Nel caso dei molotro si è visto che la condivisione del nido con i pulcini di febe ne favoriva la crescita. In pochi giorni i piccoli approfittatori aumentavano di peso e taglia di circa il 14% in più rispetto a quelli che occupavano il nido da soli, dopo averne cacciato i legittimi occupanti. Secondo i ricercatori questo accade perché le invocazioni di richiesta di cibo di tre pulcini insieme stimolano più intensamente i genitori rispetto ad un unico pigolio. E soprattutto perché i genitori sono più recettivi se nel nido, oltre al piccolo invasore, è presente anche la propria prole. In questo caso non ci sono sconfitti nella competizione naturale. Invasori e invasi sopravvivono entrambi.
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GemelliSerpente
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MessaggioOggetto: Re: CURIOSITA'   Mer Apr 16, 2008 10:52 pm

Mamma mia che bocca lol! lol! lol!
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ALENA
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CancroScimmia
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MessaggioOggetto: Re: CURIOSITA'   Mer Apr 23, 2008 7:14 am

IL CAMALEONTE DI JACKSON



La lingua del camaleonte guizza rapida per catturare la preda in circa 5 centesimi di secondo e si ritrae in 20 centesimi di secondo. Quando è allungata misura più di corpo e coda insieme (30cm).

La parola camaleonte viene dal greco "chamai leon" che significa "leone nano" e si riferisce al modo aggressivo in cui l'animale sibila e minaccia quando viene aggredito.
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LeoneRatto
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MessaggioOggetto: Re: CURIOSITA'   Sab Apr 26, 2008 6:18 pm

Pulizia dei denti



Un po’ di cibo tra i denti? Niente paura arriva il dentista giallorosso. Il gamberetto in questione, un Lysmata amboinensis che non ha niente a che fare con le squadre di calcio, è qui indaffarato a pulire la dentatura di una cernia pomodoro (Cephalopholis sonnerati).
Qualche volta i pesci, che possono essere anche molto grandi, si mettono “in fila” ad aspettare pazientemente il proprio turno di pulizia. E senza parcella da capogiro: al gamberetto basta un gustoso pranzo a base di parassiti e la protezione dai predatori della zona.
Ma non è l’unica particolarità di questi animaletti: sono ermafroditi, nascono
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LeoneRatto
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MessaggioOggetto: Re: CURIOSITA'   Sab Apr 26, 2008 6:22 pm

La morte prematura del rex
Crescevano in fretta, ma non vivevano molto: queste le nuove scoperte sui dinosauri Tyrannosaurus rex, gli animali più grandi che siano mai vissuti sulla Terra.




Le ossa di Sue, un Tyrannosaurus rex ritrovato presso Faith in South Dakota (U.S.A.), sono conservate al Field Museum di Chicago. Questi grandi dinosauri erano destinati morire giovani: perché?
Foto: © Field Museum

Quanto era lunga la vita del tirannosauro, feroce carnivoro delle foreste del Cretaceo? Era longevo come le tartarughe, che vivono anche un secolo, o la sua esistenza era breve? Cresceva piano e costantemente negli anni o raggiungeva la sua enorme corporatura in poco tempo?
Queste domande se le sono poste in molti. Ora, grazie ad uno studio condotto da paleontologi dell'università della Florida, si hanno anche le risposte. “Per la prima volta abbiamo determinato la durata della vita dei Tyrannosaurus rex - afferma Gregory M. Erickson, uno degli autori della ricerca - Vivevano in media una trentina d'anni, quanto bastava comunque per essere tra i più grandi animali mai vissuti sulla Terra”.
Esplosione adolescenziale. Bestioni lunghi 15 metri e più, raggiungevano la piena maturità somatica tra i 14 e i 18 anni, crescendo con una rapidità incredibile: anche 2 kg al giorno per 4 anni, fino ad arrivare a pesare 5 tonnellate. Una vera e propria esplosione adolescenziale. Dopo questo periodo il tasso di crescita rallentava o si interrompeva.
Il rex degli anelli. “Abbiamo studiato l'indice di crescita del T.rex e di altri dinosauri suoi consimili attraverso una tecnica innovativa - spiega Erickson - Contando gli anelli di sviluppo presenti nelle ossa. Proprio come per le piante, ogni anello corrisponde ad un ciclo di crescita annuale”. Nelle ossa grandi però, durante gli anni, il midollo presente si fa spazio cambiando la dimensione degli anelli e rendendone difficile la lettura. “Focalizzando le analisi sulle ossa piccole, come costole e peroni, che non sviluppano cavità - racconta lo studioso - abbiamo ricavato molte informazioni”.
Sono state esaminate più di 60 ossa di 20 diversi fossili appartenenti a quattro dinosauri tra loro imparentati trovati nel nord America, tutti carnivori e ben piazzati.
Tra i reperti studiati anche quelli del tirannosauro Sue, lo scheletro meglio conservato al mondo, ospite permanente del museo di Chicago (U.S.A.). E le evidenze sono chiare: crescevano in fretta ma non vivevano molto, ovviamente in paragone alla durata della vita umana e di altri animali.
“Conoscere i parametri di crescita di questi giganti permetterà ai paleontologi di saperne di più sulla loro biologia, evoluzione, dinamica delle popolazioni e biomeccanica”, conclude Erickson.
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LeoneRatto
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MessaggioOggetto: Re: CURIOSITA'   Sab Apr 26, 2008 6:24 pm

Sentire sott'acqua si può
Una recente ricerca ha tracciato l'evoluzione del sistema uditivo dei cetacei...




Una megattera (Megaptera novaeangliae) scorta la prole a esplorare il mare: come comunicano? Riescono a sentirsi sott'acqua attraverso un orecchio speciale.

Sentire sott'acqua non è certo facile. Se poi non si hanno orecchie adatte a percepire i suoni tra i flutti, la vita marina è un vero dilemma. Ma i Cetacei ne sono forniti e si sono guadagnati questa capacità in 50 milioni di anni di evoluzione e adattamenti.
Ora, grazie ad una ricerca condotta da un team internazionale di studiosi, si conoscono le fasi dello sviluppo del sistema uditivo di questi animali: da orecchie "aeree", con padiglione e membrana timpanica, a orecchie "subacquee", prive di padiglione dove il suono viene trasmesso attraverso un pannello adiposo presente nella mandibola fino ad una bolla timpanica.
Messaggi subacquei. Studiando i crani e i relativi ossicini auricolari di quattro fossili rivenuti in Pakistan, gli scienziati hanno ricostruito il quadro delle fasi evolutive dell'orecchio esterno e medio degli Odontoceti, di quei Cetacei cioè provvisti di denti, come balene, delfini e orche. “L'udito per le balene moderne, come per gli altri mammiferi marini, è il senso più importante; permette loro di comunicare, di localizzare le prede - spiega J.G.M. Thewissen, uno degli autori della ricerca - Senza un ottimo meccanismo di trasmissione dei suoni non riuscirebbero a sopravvivere”.
Dall'aria all'acqua. Come emerge dalla ricerca però le prime balene non avevano questa capacità perché, a dirla tutta, avevano ben poco in comune con i cetacei moderni. Erano, infatti, grossi mammiferi terrestri con zampe, coda e pelo. Vivevano lungo le coste e occasionalmente facevano qualche bagnetto, in cerca di pesci di cui andavano ghiotti. Le loro orecchie erano predisposte ad una vita aerea, con tanto di evidenti padiglioni auricolari, e sentire sott'acqua per i Pachiceti, questo il nome delle balene primitive, era un problema.
“Come dimostrano i fossili, nei milioni di anni, questi mammiferi iniziarono però ad adattarsi completamente alla vita acquatica - racconta Thewissen - sviluppando un corpo affusolato, una pelle liscia e senza peli, trasformando le zampe in pinne e evolvendo orecchie adatte a percepire i suoni nel mezzo fluido”.
Nei Remingtonoceti e nei Protoceti, esemplari più recenti di 43-46 milioni di anni fa, si vede come il sistema uditivo stia abbandonando la morfologia "aerea" e acquisendo sempre più proprietà acquatiche. Potevano ancora percepire i suoni attraverso l'aria ma questa era solo una fase intermedia.
“Fu poi con i Basilosauri, 40 milioni di anni fa, che il mare ebbe il sopravvento. Anche se non ancora completamente moderni, questi animali rappresentano l'ultima fase dell'evoluzione delle orecchie dei Cetacei che adesso noi conosciamo” conclude Thewissen.
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MessaggioOggetto: Re: CURIOSITA'   Sab Apr 26, 2008 6:27 pm

Urla nel silenzio: il vocabolario muto degli scoiattoli
Un vocabolario di messaggi senza suono: i ricercatori scoprono in un piccolo roditore un modo di comunicare tutto particolare...




Come avvertire i compagni del pericolo senza farsi sentire? Questi piccoli roditori usano vocalizzazioni ultrasoniche.

Lo fanno i delfini nelle profondità marine, i pipistrelli nelle grotte, molti insetti nelle foreste e adesso nuovi studi dicono che lo fanno anche gli scoiattoli nelle praterie: usano gli ultrasuoni per comunicare.
Zoologi canadesi, studiando il comportamento in natura di questi animali, hanno scoperto che, oltre ad avere un "vocabolario" da noi udibile composto da una grande varietà di versi che raggiungono gli 8 mila Hertz, utilizzano anche suoni ad alte frequenze che l'orecchio umano e soprattutto quello dei loro predatori non può percepire.
"Per avvertire i compagni di eventuali nemici in arrivo - spiega David R. Wilson, uno dei ricercatori - usano ultrasuoni con frequenze che arrivano anche a 50 mila Hertz". Gli scoiattoli di terra di Richardson (Spermophilus richardsonii), tipici roditori del Canada e del nord degli Stati Uniti, vivono in aree pianeggianti con pochi alberi e ripari per nascondersi. Scavano elaborate tane che raggiungono anche 15 metri di lunghezza e 2 di profondità con molte stanze e diverse entrate nelle quali si rifugiano passando molto del loro tempo. Ma quando ne escono in cerca di cibo sono preda di rapaci e mammiferi carnivori.
Un muto grido d'allarme. I ricercatori pensano che i segnali ultrasonici emessi siano allarmi per i compagni che si trovano in pericolo. "Il destinatario del richiamo - racconta Wilson - riesce a capire, mettendosi in allerta, che un predatore è in arrivo e quindi a scappare. Il fatto che il segnale di pericolo non sia udibile dal nemico rappresenta un vantaggio per lo scoiattolo e per l'intera colonia".
Gli zoologi hanno registrato sul campo le vocalizzazioni emesse e analizzato le reazioni degli scoiattoli notando che avevano comportamenti di allarme anche in momenti in cui non si percepiva nessun rumore. Questo però era vero unicamente per i ricercatori, i suoni c'erano, ma li sentivano solo gli scoiattoli.
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MessaggioOggetto: Re: CURIOSITA'   Gio Mag 15, 2008 7:58 pm

L'erba del gatto è sempre più verde




Gli animali hanno imparato a riconoscere gli effetti di piante e sostanze varie e le usano per divertirsi, rinvigorirsi o curarsi. Ecco alcune delle 300 specie animali che si abbandona al vizio spontaneamente.

L'animale più studiato per verificare le dipendenze da sostanze inebrianti è il gatto. A partire dall'erba gatta - o gattaia - che serve solo per pulire l'apparato digerente, il gatto selvatico sviluppa una dipendenza verso alcune piante che poi cercherà regolarmente.
Tra queste, la Nepeta Cataria, il Teuclum Marum e la Valeriana: la prima è un afrodisiaco che dà al maschio maggiore potenza prolungando l'erezione e alla femmina un comportamento voluttuoso. La valeriana invece è un potente allucinogeno.
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MessaggioOggetto: Re: CURIOSITA'   Gio Mag 15, 2008 8:10 pm

Volaaare, o-ho!




Il caso più divertente di sbornia collettiva è rappresentato però dai pettirossi americani. Questi si nutrono di bacche, specie quelle dell'arbusto conosciuto come California Holly, capaci di farli ubriacare. I pettirossi si cibano smodatamente di questa pianta (circa trenta bacche quando in realtà, per nutrirsi, ne basterebbero cinque).
Dopo la scorpacciata, è possibile vedere stormi di uccelli che volano in modo caotico e comico; molti si divertono spingendosi in inseguimenti e giochi stupidi tra di loro, altri giacciono al suolo sbattendo le ali in una sorta di intorpidimento, altri ancora svolazzano addentrandosi in case e auto.
Non si riporta nessuna morte per "overdose" da bacca, ma molti uccelli rimangono uccisi dalla interazione con l'uomo oppure sono facile preda di gatti e cani.
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MessaggioOggetto: Re: CURIOSITA'   Gio Mag 15, 2008 8:12 pm

Cervo volante, pericolo costante




Anche comunissimi insetti come formiche e mosche non sono esenti dall'uso di sostanze stimolanti. Le mosche, ad esempio, sono molto attratte dal fungo chiamato amanita muscaria, il cui nome deriva proprio da "mosca", in quanto è noto che questi insetti sono attratti dai cappelli del fungo e ne rimangono "stecchiti".
Il comportamento più bizzarro che si osserva in natura tra gli insetti è quello del cervo volante. Queste creature sono consumatrici avide della secrezione di linfa in fermentazione delle querce. Il liquido in questione rappresenta una specie di birra naturale con la quale i cervi volanti si ubriacano. Dapprima cominciano a schiamazzare, poi cadono barcollando dall'albero, cercano di reggersi goffamente sulle zampe, peraltro senza successo, e smaltiscono la sbornia dormendo.
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MessaggioOggetto: Re: CURIOSITA'   Gio Mag 15, 2008 8:14 pm

Fungo delle mie brame




Anche le renne, che come aiutanti di Babbo Natale dovrebbero mantenere un certo decoro, sono animali "viziosi". La loro droga preferita è l'amanita muscaria (Agarico muscario), di cui sono abilissime ricercatici nelle foreste di betulle.
Dopo la scorpacciata di funghi, le renne iniziano a correre e rincorrersi in modo scoordinato, si isolano dal branco e ciondolano vistosamente la testa, comportamento che, in generale per tutti gli animali, è segnale di stato alterato.
L'auto-isolamento dal branco ha gravi ripercussioni sul gruppo: i piccoli, lasciati incustoditi, possono rimanere vittime dei lupi. Le renne sono anche molto attirate anche dall'urina dei propri simili, dato che contiene una percentuale molto alta di sostanza inebriante.
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MessaggioOggetto: Re: CURIOSITA'   Gio Mag 15, 2008 8:16 pm

Eccitati come mandrilli




I cinghiali e i mandrilli sono i più grandi consumatori di iboga. Si tratta di una pianta (Tabernanthe iboga Baill., famiglia delle Apocynaceae) le cui radici sono allucinogene. Il maschio del mandrillo, in particolare, ha un comportamento interessante nei confronti di questa droga perché se ne ciba poco prima di un combattimento per stabilire la supremazia all'interno del branco, oppure per la conquista di una femmina.
Il maschio, generalmente, si ciba della radice dell'iboga e attende circa un paio d'ore prima della lotta, proprio per permettere alla sostanza di sprigionare gli effetti.
Alcuni studiosi hanno ipotizzato che l'iboga venga utilizzata per aumentare la potenza e per attutire il dolore provocato dai colpi subiti.
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MessaggioOggetto: Re: CURIOSITA'   Gio Mag 15, 2008 8:17 pm

Il mondo è una drogheria




A metà strada tra l'utilizzo delle piante e degli insetti a scopo curativo e quello intenzionalmente usato per raggiungere una sorta di ebbrezza, ci sono le scimmie cappuccino. Come tutte le scimmie, anche questa specie utilizza le foglie di alcune piante - diverse a seconda della specie - come lenitivo per le punture di insetti e come antiparassitario.
La particolarità delle scimmie cappuccino, però, è che cospargono il proprio manto con esemplari di un particolare tipo di millepiedi (l'Anadenobolus monilicornis), ottenendo in tal modo uno stato di eccitazione che dura circa una trentina di minuti.
Gli etologi hanno ipotizzato che la reazione è causata da qualche principio psicoattivo contenuto nelle piante di cui il millepiedi si nutre.
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ALENA
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MessaggioOggetto: Re: CURIOSITA'   Lun Giu 02, 2008 6:11 am



Parco di Haller, Mombasa, coste del Kenya.

Trascinato in seguito ad una esondazione dalla sua zona di origine, il fiume Sabaki, nella zona di Malindi è stato salvato Owen, un cucciolo di ippopotamo, vittima animale della tragedia dello Tsunami che colpì duramente queste zone nel 2004 queste zone, Owen, rimasto orfano ed unico superstite del suo branco, fu trasferito nel Parco di Haller, una riserva.

Owen, un cucciolo di ippopotamo dal peso di circa 300 kg all'epoca, ha stretto una profonda amicizia con Mzee, una testuggine Aldabra, di oltre 130 anni di età, il cui nome Mzee significa nella lingua locale del Kenya, Tanzania ed Uganda, lo swahili, "anziano signore saggio". Mzee in un primo momento non si mostrò entusiasta del suo nuovo amico, Owen rivolse quasi immediatamente le sue attenzioni a Mzee, ma in seguito la testuggine ha accettato le richieste bisognose di affetto di questo cucciolo d' ippopotamo solo ed abbandonato a se stesso.

Un'amicizia tra un ippopotamo ed una testuggine dello stesso sesso è rara, ma molto bella, i due animali si muovono insieme, mangiano insieme, dormono insieme, si scambiano effusioni, si mordicchiano a vicenda, si amano, inizialmente se Mzee non mangiava, nemmeno Owen mangiava, obbligando i gestori della riserva a lasciare i due animali sempre insieme, come lo sono tutt'ora.


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MessaggioOggetto: Re: CURIOSITA'   Dom Giu 08, 2008 6:13 pm

Che bel cagnolino!




A un primo sguardo veloce questo buffo animaletto che si riposa tra le frasche potrebbe sembrare uno strano cane, dalle abitudini particolari: stare a testa in giù. È invece un pipistrello, della specie Rousettus aegyptiacus, tipico delle zone tropicali.
Di Chirotteri, questo il nome dell’ordine di mammiferi a cui appartengono i pipistrelli, ne esistono circa 950 specie e non tutte hanno un musetto carino come questo della foto. Non a caso da sempre i pipistrelli incutono timore e sono protagonisti di superstizioni e false credenze popolari.
Sono invece animali molto particolari e interessanti dal punto di vista scientifico. Basti pensare che sono gli unici mammiferi a saper volare e che comunicano in un modo molto particolare: attraverso gli ultrasuoni.
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